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martedì 29 giugno 2021

Dylan Dog 417 - L'ora del giudizio

L'ultimo albo, il 22°, legato alla collezione di medaglie celebrative per gli 80 anni della Bonelli Editore è "Dylan Dog" n° 417: "L'ora del giudizio".

Ottimo l'editoriale suddiviso in capitoli, un pò come questi post sul blog: comunque completamente dedicato alla storia contenuta nell'albo. Riassume quanto avvenuto nell'episodio precedente e, in uno dei classici stili bonelliani che sicuramente sono apprezzabili, suggerisce anche alcune canzoni che rappresentano un'ottima colonna sonora da ascoltare durante la lettura.

ATTENZIONE SPOILER

Per quanto riguarda la storia, come accennato, si tratta della seconda parte di una trama iniziata nel numero precedente. Purtroppo, per gran parte dell'albo resta lo stesso senso di allucinazione che fa sembrare sempre che gli autori fossero sotto effetto di sostanze psicotrope mentre scrivevano il soggetto e la sceneggiatura...

Salti temporali, realtà che svaniscono, allucinazioni, eventi che si rivelano inesistenti, pagine e pagine che si scoprono completamente inutili e "irreali"...

In due numeri, abbiamo Dylan che subisce un grave abuso di potere da parte di due agenti, ma si scopre essere solo una specie di incubo, anche il padre era chiaramente una proiezione della mente di Dylan, immotivatamente dato che poi si scopre che si era nell'incubo di Ilary...; come anche il processo per la morte di Ilary si rivela essere inesistente dato che Ilary non è morta... (quindi era completamente inutile, un riempitivo per riempire le pagine praticamente, ed infatti tra l'altro svanisce nel nulla...). Tanti spunti che potevano essere interessanti, sfumano così, sprecati senza un vero filo logico.

Quindi, in quasi 200 pagine, in realtà non c'è nessun arresto, nessun carcere, nessun processo, nessuna morte... (ma allora che cosa abbiamo letto?...) E gli incubi che mostravano delle proiezioni della mente di Dylan in realtà incoerentemente si rivelano incubi di Ilary, quasi impazzita per nascondere un incidente avvenuto nella sua infanzia. Insomma, senza senso (imho).

L'unica cosa che si salva sono le ultime 10 pagine, la risoluzione del mistero. Sostanzialmente Dylan riesce a "raggiungere" Ilary e a farle superare il trauma infantile salvandole la vita e consentendole di "ripartire". Una bella sequenza e belle parole che sottolineano come si debba affrontare il passato per superarlo e seppellirlo senza perdere l'intelletto nei ricordi dolorosi (che, a pensarci, è anche quello che avviene in "Inception", con il dramma non affrontato e il rischio di cadere nel limbo...).

Però sembrano 10 pagine completamente diverse da tutto il resto, come se fossero state scritte dopo il ritorno alla sobrietà, o prima di prendere le eventuali sostanze alteranti, quando insomma con lucidità si è potuto "trovare la quadra" (come si suol dire) e creare una conclusione coerente che comunque potesse in qualche modo giustificare quanto visto nelle circa 180 pagine precedenti... (e neanche troppo coerentemente, dato che alla fine se si era nella mente di Ilary non avevano senzo le proiezioni del subconscio di Dylan, e se anche Dylan fosse caduto in stato di allucinazione durante il processo, non essendo morta Ilary chiaramente anche il processo non è mai esistito...).

Insomma, oltre 180 pagine di nulla allucinato e incoerente... e solo 10 pagine decenti. Dipenderà anche dai gusti personali forse, ma la sensazione che resta è che non sia una storia all'altezza delle potenzialità (diciamo così), e che si siano sprecati tempo e soldi... (8,80€ solo per 10 pagine sembra un pò esagerato).

La medaglia allegata è dedicata a Groucho, forse una delle "spalle" più caratteristiche e riuscite di tutta la produzione bonelliana. Peccato che Groucho in questa storia sia presente solo come proiezione di un subconscio che non esiste... Comunque imperdibile questo personaggio tra i protagonisti della casa editrice.

1 stella e mezza.

Link:

https://shop.sergiobonelli.it/dylan-dog/2021/04/23/albo/l-ora-del-giudizio-1020280/

sabato 22 maggio 2021

Dylan Dog 416 - Il detenuto

Il 30 aprile è uscito l'11° albo dedicato alla collezione di medaglie celebrative per gli 80 anni della Bonelli Editore.

Si tratta di Dylan Dog 416, l'ultima uscita di aprile anche se si tratta del numero ufficialmente di maggio, e ultima copertina con la struttura celebrativa che ha accomunato le principali testate di aprile. Si conclude, così, la prima metà del piano dell'opera.

L'editoriale è strutturato in argomenti ed è molto interessante.

Per quanto riguarda i disegni, mostrano uno stile molto particolare: tutto giocato solo sulle ombre, in un certo senso, un bianco e nero senza tonalità di grigi... Tencica interessante, di sperimentazione, con effetto molto allucinogeno, in linea con l'atmosfera della storia.

A proposito della trama (che si concluderà nel numero successivo), presenta degli elementi di riflessione molto interessanti: l'abuso di potere da parte di alcuni agenti di polizia, la reclusione arbitraria e immotivata, la crisi introspettiva, la riflessione sull'ergastolo (anche se forse sembra prendere un pò troppo una svolta qualunquista e superficiale...).

Però, se da un lato ci sono questi spunti che sarebbero anche interessanti, dall'altro lato la criticità di certe allusioni che fanno storcere il naso, unita all'atmosfera e agli eventi allucinati che fanno sembrare gli autori sotto gli effetti di qualche sostanza, fanno diminuire la godibilità dell'albo lasciando titubante il lettore che rimane col dubbio che forse gli elementi interessanti siano stati aggiunti forzatamente solo per far sembrare che ci possa essere un senso più profondo, o forse che sia il lettore stesso ad aver forzatamente individuato quegli elementi in una disperata ricerca di un qualche possibile significato nascosto... Il classico gioco dell' "arte" contemporanea: buttare cose a caso da qualche parte e aspettare che siano altri a trovarne delle chiavi di lettura che ne giustifichino un possibile "valore artistico"... Ma se l'elemento artistico diventa l'interpretazione forzata, vuol dire che l'opera in realtà non ha valore.

Ad ogni modo, si legge rapidamente e contiene chiaramente delle basi che sarebbero ottime per una storia molto più ampia e meno allucinata...

L'allegato è, giustamente, la medaglia dedicata a Dylan Dog.

2 stelle e mezza.

Link:

https://shop.sergiobonelli.it/dylan-dog/2021/03/12/albo/il-detenuto-1020116/

sabato 1 agosto 2015

Dragonero Speciale 2 & Zagor - Avventura a Darkwood

Il 28 luglio è uscito il nuovo Speciale di Dragonero, il n° 2, "Avventura a Darkwood".
La testata fantasy della Bonelli, ormai consolidatasi come una delle principali del panorama italiano e che è riuscita a conquistare il pubblico abbastanza esigente del suo genere, già l'anno scorso si era dimostrata degna di arrivare "alla meta ambita da tutte le testate bonelliane: lo Speciale a colori!", salendo nella serie A del fumetto con i già consolidati (e in pubblicazione) Tex, Zagor, Martin Mystère, Dylan Dog, Nathan Never, (Dampyr ha lo Speciale ma non a colori) e ora anche la neo promossa Julia che da ieri ha l'ambìto Speciale a colori! E, in futuro, immaginiamo (e speriamo) entrerà a farne parte anche Adam Wild (di cui uscirà il n° 11 tra pochi giorni).
Ebbene, questo 2° numero vede un incontro tra protagonisti di differenti mondi, di differenti testate. Pratica detta "team up", molto diffusa negli Stati Uniti con i vari supereroi che finiscono per ritrovarsi tutti insieme come nella serie "Avangers", stavolta vede l'incontro di "Dragonero & Zagor" (come scritto sulla copertina).
Un divertissement con cui Stefano Vietti realizza probabilmente l'unico "team up" plausibile, in un certo senso.
In passato abbiamo già visto come dall'Erondàr di Dragonero sia possibile viaggiare attraverso differenti dimensioni e differenti mondi (dagli inferi degli abominii ai mondi collegati tramite le famose pietre sonore protagoniste anche in questo numero), mentre la Darkwood di Zagor è in realtà "soltanto un ideale "contenitore" di spunti avventurosi, il perfetto palcoscenico su cui possono prendere vita i personaggi e i "filoni" narrativi più diversi: il Western, naturalmente, e poi il Thriller, l'Horror, il Giallo, la Fantascienza, il Fantasy, il Mistero" (tratto da Almanacco dell'avventura 2013). Ed infatti Zagor ricorda di aver già vissuto in passato l'esperienza dei viaggi tra mondi diversi.
Quindi, anche se Dragonero è un fantasy puro mentre Zagor è un personaggio più da B-Movie, praticamente, che spazia tra tutti i possibili generi tra cui anche il fantasy (ad esempio, nell'ultima uscita con cui ha raggiunto il ragguardevole n° 600, lo vediamo alle prese con la fantascienza e un'invasione aliena!), se proprio ci si vuole divertire con le contaminazioni questa è forse la più ragionevole.
Per quanto riguarda la storia, abbiamo un espediente che regge, con anche un interessante parallelismo tra Zagor-Cico e Dragonero-Gmor e le similitudini tra i due mondi, anche se restano due mondi separati e che è giusto rimangano separati se non in casi di puro intrattenimento per strizzare l'occhio al lettore come in questo caso.

Quest'estate, comunque, ci ritroviamo di fronte ad una ricca serie di uscite speciali a colori un pò per tutti i gusti: lo Speciale le Storie (10 luglio), il 1° Julia Speciale (31 luglio), Color Zagor (1 agosto), Color Tex (6 agosto), Dylan Dog Color Fest (8 agosto).
Buone letture estive a tutti!



Citazioni da Dragonero Speciale 2 (attenzione spoilers):
  • Ian: «A cosa mai può servire osservare le stelle?» - Alben: «A maturare un pò di umiltà, per esempio, giovane Aranill... Perché infinite stelle scaldano infiniti mondi, e noi quaggiù non siamo che una piccolissima parte del tutto.» (p. 38)
  • Zagor: «So poco di magia, ma so che quando l'uomo domina la natura, non c'è equilibrio...» (p. 113)

martedì 5 maggio 2015

Dylan Dog Color Fest 14 - Nuovi volti

Il 23 aprile è stato pubblicato l'imperdibile numero di DYLAN DOG COLOR FEST, il numero 14: "Nuovi volti".
Come era stato annunciato durante l'inizio del rinnovo del mondo dylandogiano, con questa testata e con questo numero si dà spazio a nuovi autori esterni al panorama bonelliano.
L'albo contiene 4 storie, ovviamente tutte a colori:
  • "Peggy del lago", scritta da Giovanni Masi (sceneggiatore di cartoni animati e graphic novel) e che vede i disegni e gli incredibili colori ad opera di Lorenzo De Felici (cartoonist del mercato francese e colorista di SBE);
  • "Party girls", scritta da Giulio Antonio Gualtieri e Stefano Marsiglia (autori provenienti dal fumetto indipendente) e che vede i riconoscibilissimi disegni (gommosi) e colorazione di Mirka Andolfo;
  • "Il vestito del demone", interessante storia satirica scritta e disegnata da Federico Rossi Edrighi mentre i colori sono di Luca Bertelé;
  • "Come si diventa cattivi", una interessante ed evocativa storia (quasi marvelliana, ma con tanti altri possibili accostamenti) scritta da Michele Monteleone con i disegni e la colorazione ad opera di Flaviano Armentaro ("illustratore che milita nell'animazione e nel fumetto d'oltralpe").
Un numero veramente degno di nota, con storie che possono accontentare un pò tutti i gusti e grandi autori "esterni" coinvolti e che ci regalano dei piccoli capolavori (che si tratti di atmosfere evocative, leggere, satiriche o sentimentali).
Un buon acquisto.

lunedì 4 maggio 2015

Lukas Reborn 2 - Le cacciatrici

Il 22 aprile è uscito il numero 2 di Lukas Reborn: "Le cacciatrici".
Nello stile del primo mini-ciclo di questa seconda serie del ridestato bonelliano, abbiamo una bella copertina in bianco/nero/rosso (che poi sono anche i tre colori che caratterizzano la seconda storia di "Dylan Dog Magazine 1", rivista annuale inaugurata il 24 marzo, un pò come in "Schindler's list" o come in "Dimentica il mio nome" di Zerocalcare che però aveva l'arancione al posto del rosso).
In questo episodio di Michele Medda, con i disegni di Luca Casalanguida, Lukas accetta di mettersi sulle tracce della nipote di Ming, iniziando anche a scoprire qualcosa del proprio passato.
Una bella avventura che lo porta ad inoltrarsi nel misterioso mondo vampiresco.
La prossima uscita è il 23 maggio.

mercoledì 29 ottobre 2014

Bonelli al Lucca Comics & Games 2014

Ci siamo: domani inizia la 4 giorni del Lucca Comics & Games 2014.
Per quanto riguarda la Bonelli, per la prima volta parteciperà con uno stand tradizionale con prodotti realizzati ad-hoc. Mentre nelle precedenti edizioni c'era semplicemente una postazione per l'incontro con gli autori, stavolta saranno messi in vendita ben 3 numeri variant (i primi che abbiano mai realizzato):
  • Adam Wild n°1 (variant).
  • Orfani: Ringo n°1 (variant).
  • Dylan Dog n° 337 (variant).
  • Per chi acquista tutti e tre i numeri, ci sarà anche l'omaggio di un volumetto speciale da 16 pagine relativo al nuovo nemico di Dylan Dog, John Ghost (edizione speciale).
Il tutto, a tiratura limitata.

Inoltre, ci sarà anche una mostra dedicata a Dylan Dog e alla sua attuale svolta (avviatasi praticamente con il numero uscito proprio oggi in edicola).

Altra presenza al Lucca Comics & Games è il Fan-Movie su Dylan Dog "Vittima degli eventi", presentato in anteprima al Festival Internazionale dei Film di Roma 2014, di cui ne parla anche Fumettologica (che però insiste ancora a parlare di serialità, quando è stato ribadito più volte in conferenza da Claudio Di Biagio che si tratta di un unicum. Se si farà qualcosa, sarà qualcosa di ufficiale, con un produttore a sostenere il progetto, ma la riacquisizione dei diritti sembra che richiederà ancora del tempo).

sabato 25 ottobre 2014

Dylan Dog - Vittima degli eventi

Ieri c'è stato l'evento più interessante dell'intera edizione del Festival Internazionale dei Film di Roma 2014.
All'interno della sezione Wired Next Cinema, la rassegna che si occupa di Cinema e Innovazione, con laboratori, incontri (tra cui i The Jackal, ormai da tempo un pilastro del web, e non solo, italiano) e proiezioni legate al binomio Cinema e Web, è stato proiettato il mediometraggio da 50 minuti "Vittima degli Eventi", il fan-movie su Dylan Dog.
Il film è stato diretto da Claudio Di Biagio, altro volto noto del web (casomai qualcuno ancora non lo sapesse...) ed è stato realizzato ricorrendo al crowdfunding, cioè i fondi sono stati raccolti da donazioni spontanee effettuate dai fans online: una pratica mai utilizzata per opere di una tale rilevanza, sebbene Di Biagio abbia voluto sottolineare come non sia completamente inedita in Italia e che però spera non diventi una regola perché si rischia di non riuscire a veder riconosciuti, anche economicamente, i meriti e il lavoro dei tanti professionisti coinvolti (sono stati raccolti circa 30'000 € con cui si sono semplicemente coperte le spese di realizzazione e produzione del film, mentre gli attori e i tecnici hanno collaborato a titolo gratuito!).
Alla proiezione di ieri, presso il MAXXI (Museo di Arte Contemporanea a Roma) si è registrato il tutto esaurito. Alcune centinaia di persone, oltre 200 (la saletta non ne ha potute ospitare di più) hanno potuto assistere alla "prima" ufficiale del film. Visione gratuita anche stavolta (come i "secret show" organizzati in varie città d'Italia), sempre per questioni legate anche agli aspetti legali.
Infatti, la Bonelli ha ceduto tempo fa i diritti di sfruttamento del personaggio nel settore audiovisivo, per cui né la Bonelli né altri possono realizzare opere legate a Dylan Dog che possano essere sfruttate a livello economico. Si è ribadito dunque che si tratta di un Fan-Movie no-profit (almeno questo sembra sia ancora concesso...) e le proiezioni sono gratuite. Anche la realizzazione di alcune riprese, se fosse stata una produzione ufficiale, con le spese burocratiche e per i permessi vari, avrebbero richiesto enormi e assurdi costi: complicazioni legislative che si spera vengano modificate prima o poi.
Presente in sala Roberto Recchioni, attuale curatore della testata di Dylan Dog, trovatosi suo malgrado a dover fare "non ufficialmente" il portavoce della Bonelli. Oltre a dare "la sua benedizione" al progetto, ribadendo di aver apprezzato l'opera e di vedere (sia lui che la Bonelli) con simpatia l'iniziativa seguendo e appoggiando il progetto partecipando alle conferenze legate al film, non ha potuto far altro che ricordare e assicurare che la Bonelli si sta muovendo per recuperare i diritti su Dylan Dog e per diventare editore anche nel mercato dell'audiovisivo, producendo in prima persona quindi le opere legate ai propri personaggi fumettistici. In questo modo potrà mantenere un certo controllo sul prodotto finale garantendone la qualità e il non stravolgimento dei personaggi. Ricordando che già troppe volte si è assistito a realizzazioni estremamente deludenti per produttori e fans (si è ricordato l'obbrobrio statunitense su Dylan Dog, ma ci sarebbero anche altri casi come la serie tv canadese su Martin Mystère, citato in conferenza al Romics qualche settimana fa...), si è anche ribadito che il primo passo in tal senso lo si potrà vedere molto presto, con la realizzazione della trasposizione tv di "Orfani" (un motion-comic che andrà in onda da dicembre su Rai 4). Recchioni ha terminato l'intervento con la promessa che, una volta recuperati i diritti, di sicuro non si dimenticherà di chi ha già dimostrato una tale passione e professionalità con i personaggi Bonelli.
Il progetto, quindi, è "nato dal basso". Claudio Di Biagio in primis, fan e lettore di Dylan Dog, che ha diretto il film, Luca Vecchi che lo ha sceneggiato (sebbene ci tengano a sottolineare il contributo di tutti nell'apportare elementi e trovate che hanno generato il film così com'è), fatto dai fans e finanziato dai fans, realizzato con la partecipazione dei The Jackal. Già questo fa sì che questo film rappresenti una delle opere più importanti del panorama cinematografico (sperimentale e non) almeno degli ultimi 20 anni!
Oltre agli attrori protagonisti "esordienti" (passatemi il termine), sono stati coinvolti due "big" del cinema italiano: Alessandro Haber e Milena Vukotic. A parte le loro grandi performance che è quasi superfluo ribadire, a loro va soprattutto il merito di essersi rimessi in gioco ed aver accettato di rischiare con la partecipazione ad un progetto sperimentale fan-made low-budget (anzi, senza budget) dando fiducia (dimostratasi ben riposta) a questi giovani intraprendenti provenienti da una realtà tanto diversa da quella in cui si sono formati. Solitamente, infatti, i "big" cresciuti con le produzioni tradizionali (i ricchi produttori, le tv, i "professionisti" affermati) si tengono a distanza da pratiche nuove e differenti. Il loro coinvolgimento, invece, dimostra il loro grande valore come persone e la loro modernità che li differenzia da gran parte degli altri personaggi famosi del passato (che sia recente o remoto). Un merito per chi ha saputo coinvolgerli e a loro che si sono fatti trovare disponibili a partecipare a questo progetto!
Per quanto riguarda il contenuto del film, senza spoilerare, oltre ad aver ottenuto l'apprezzamento unanime della platea durante e dopo la proiezione, degno di plauso il fatto che, sebbene sia presente qualche inevitabile differenza rispetto al personaggio fumettistico (il film è ambientato a Roma e, come fatto notare nella conferenza dopo la proiezione, i protagonisti sono più giovani rispetto a quelli visti su carta), di sicuro si è riusciti ad essere estremamente fedeli per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi e le atmosfere del fumetto. Una pietra miliare che deve essere di esempio su come si fanno le trasposizioni cinematografiche di personaggi di altre arti e che fare una trasposizione non vuol dire "rubare" nomi da personaggi di successo e stravolgerli a proprio piacimento. Il difetto nell'Arte Moderna è che è passata l'idea che "fare Arte" voglia dire prendere elementi altrui di successo e snaturarli per "mostrare la propria creatività". Una pratica che ha portato a troppi storpiamenti di grandi opere di grandi autori da parte di gente egocentrica e presuntuosa con dubbie capacità...
Insomma, un film che andrebbe studiato dalle scuole e che di sicuro ha già un posto riservato nella Storia del Cinema!
Lasciateci esaltare questo capolavoro che assolutamente merita di essere visto e che verrà caricato in visione gratuita sul canale YouTube dei The Jackal!
Comunque, anche se Claudio Di Biagio dovesse riuscire (come si spera) ad essere finanziato da produzioni adeguate, a fine conferenza ha promesso "solennemente" (a suo modo) che non si monterà la testa. :)


domenica 19 ottobre 2014

La svolta di Dylan Dog

Un mese fa usciva in edicola il numero 28 dello Speciale Dylan Dog, "Scritti nella sabbia".
Si tratta di un grande numero, anche se forse un pò malinconico.
L'uscita ha preceduto la svolta effettuata nella serie regolare dal numero uscito una settimana dopo e di cui si è tanto parlato.
Praticamente, si è deciso di dare una svolta al personaggio aggiornandolo e portandolo al passo coi tempi, aggiungendo una continuity (seppur secondaria) alle storie, ma recuperando anche l'essenza horror di un tempo.
Al tempo stesso, per accontentare anche i "nostalgici" della linea temporale classica, si è deciso di trasformare il MAXI DYLAN DOG in OLD BOY, uscita quadrimestrale, in cui non ci sarà traccia degli sviluppi avvenuti nella serie mensile regolare.
Una trovata insolita per la Bonelli, ma estremamente interessante. Altrove si diceva che il successo dei fumetti Disney sta anche nel fatto che i personaggi sono continuamente aggiornati e calati nella contemporaneità, mentre quelli della Bonelli continuano a vivere nel loro periodo, nel passato (che sia il  selvaggio West o gli anni '90 del Novecento) e quindi restano di nicchia. Anche per i supereroi statunitensi si è fatto più volte un reboot per "aggiornarli" (anche se sul reboot ci sarebbe molto da ridire...).
Staremo a vedere se l'iniziativa otterrà il consenso dei lettori.
Un in bocca al lupo per il progetto.

Ecco in sintesi i cambiamenti per le testate dedicate a Dylan Dog:
DYLAN DOG - Mensile. Storie autoconclusive, ma con una continuity di fondo. Al passo coi tempi, l'arrivo della tecnologia. L'ispettore Bloch in pensione e arrivano anche nuovi personaggi.
MAXI DYLAN DOG OLD BOY - Quadrimestrale. Dylan Dog vecchio stile, senza gli sviluppi mostrati nell'albo mensile. L'ispettore Bloch ancora al lavoro.
DYLAN DOG COLOR FEST - Bi-annuale. Torna alla sua natura sperimentale ospitando anche autori "esterni".
SPECIALE DYLAN DOG - Annuale. Conterrà storie legate al ciclo del Pianeta dei Morti. E con questa abbiamo ben 3 linee temporali differenti.
ALMANACCO DELLA PAURA - Annuale. Conterrà storie dal punto di vista dell'ispettore Bloch in pensione, quindi legato alla linea temporale del mensile.

Per tutti i dettagli, c'è l'annuncio ufficiale.
A proposito di modernizzazione, c'è anche la pagina facebook per avere gli ultimi aggiornamenti sul mondo di DyD.


Citazioni dal DYLAN DOG SPECIALE n° 28 (attenzione spoilers)
  • Voce narrante: «"Per un istante mi parve che la strada percorsa fosse diventata più lunga di quella che ancora mi restava da percorrere. Fui sorpreso da un croppo alla gola. Forse, dissi tra me e me, non desideravo più continuare?» (p. 3)
  • Adam Patterson: «(La storia) della mia vita... ma potremmo quasi dire della mia morte! Questi giovinastri impertinenti si burlano dei ricordi di un povero vecchio... ma tra qualche decina d'anni anche loro si aggrapperanno a lontani aneddoti, come un superstite si aggrappa a un pezzo di legno galleggiante!» (p. 20)
  • Adam Patterson: «Tutti scappiamo da qualcosa, amico mio... Da un pericolo, un ricordo, un fallimento, un amore... o semplicemente da noi stessi!» (p. 21)
  • Richard Baldwin: «Sulla busta c'è il francobollo regolamentare, è mio dovere consegnarla. Non c'è niente di più triste di una lettera che non arriva a destinazione...» (p. 32)
  • Adam Patterson: «Questa è una guerra, Dylan... una guerra di posizione, le cui trincee sono tubature e infissi... Ogni anno smonto, raschio, vernicio, e ogni anno il mare torna ad attaccare e a distruggere!... Alla fine vincerà lui, ma non ho intenzione di arrendermi! Lotto da solo, nessuno mi dà una mano.» (p. 36)
  • Tommy: «Almeno io so che i miei castelli sono destinati a finire... La maggior parte della gente invece vive di castelli in aria, senza rendersene conto.» (p. 43)
  • Sylvie: «L'amore è come un castello di sabbia in riva al mare... Bisogna vegliarlo e ricostruirlo ogni giorno... altrimenti una bella mattina ti svegli e scopri che non è rimasto più niente!» (p. 71)
  • Matthew: «Ti trovo invecchiato, sai? D'altronde tutti invecchiamo, prima o poi... Finché non ce ne andiamo via per sempre, com'è successo ad Hans. Sì, lo so che la vita senza di lui è triste... ma per fortuna non dura in eterno, la vita!» (p. 87-88)
  • Voce narrante: «"Nel cuore degli altri sarebbe presto calata la notte cupa della disperazione, era solo questione di tempo... ed è in mezzo a quel buio che mi sarei mosso con passo leggero, pronto a colpire la prossima vittima."» (p. 88)
  • Adam Patterson: «Non importa quanto di vero o falso ci sia in una storia... Per me è l'unico modo di oppormi al tempo che passa... Il tempo erode implacabile i ricordi, così come il mare cancella le orme sulla sabbia... Raccontare significa tornare a percorrerle, giorno per giorno, per mantenere viva la memoria di ciò che siamo stati... Nonostante la consapevolezza amara che sarà il mare, o il tempo, ad avere l'ultima parola... e alla fine di noi non rimarrà più niente!» (p. 118)
  • Sylvie: «Io... io finché non ti ho incontrato non sapevo cosa volesse dire amare... Ero convinta che tutto si esaurisse con le farfalle nello stomaco o con quel sentimento di profondo affetto che provo per mio marito... Invece l'amore è terribile, potente, più forte della tempesta che l'altro giorno ha quasi scoperchiato la pensione... e fa paura... Una paura da morire!» (p. 134)
  • Sylvie: «Triste sarebbe morire senza avere mai conosciuto... l'amore.» (p. 135)
  • Voce narrante: «"Quelle persone erano forse meno vittime di me? Non siamo in fondo tutti vittime della vita?"» (p. 142)
  • Louis Elbow: «La notizia di avere solo pochi mesi davanti mi aveva sprofondato nell'angoscia. Non tanto per la morte in sé - ché tanto prima o poi dobbiamo restituire alla terra questo povero guscio sgualcito - quanto perché volevo prima terminare il libro. (...) Sai quegli autori che definiscono pomposamente il loro libercolo "l'opera della mia vita"? Beh, nel mio caso mai espressione fu più appropriata.» (p. 146)
  • Sylvie: «Forse l'amore andrebbe scoperto da adolescenti... Altrimenti, come certe malattie esantematiche che contratte in età adulta ci devastaco con violente febbri, rischia di distruggerci.» (p. 148)
  • Adam Patterson: «Brutta bestia la solitudine. E io sono sempre stato solo, da quel giorno in cui mi hanno rinchiuso in una cella umida, nell'angolo più lontano del carcere di Glasgow.» (p. 151)
  • Adam Patterson: «...mi sono accorto presto che per certi ricordi non basta una quantità di alcool pari all'acqua dell'oceano.» (p. 152)
  • Richard Baldwin: «Non ho intenzione di chiudermi nell'ufficio affollato e maleodorante di una grande città... ma soprattutto, non ho intenzione di lasciare la mia gente, specie quella che vive in frazioni isolate, senza il conforto di una lettera che spesso è l'unico contatto con il mondo.» (p. 157)
  • Dylan Dog: «Non c'è niente di più triste di una lettera che non arriva a destinazione... o di una storia non raccontata» (p. 161)
  • Dylan Dog: «Forse scriviamo tutti per paura... Paura che si perda il ricordo di noi e delle persone a cui abbiamo voluto bene... Per questo scriviamo, con la stessa cieca determinazione con cui Tommy costruiva castelli di sabbia in riva al mare... Pur sapendo che prima op oi l'implacabile risacca del tempo se li porterà via per sempre.» (p. 162)